IL PROCESSO

     RASSEGNA STAMPA

 

JOSEF K. IN LUCCICANTI RAGNATELE SONORE

Con “Il processo” Alberto Colla si impone come personalità musicale interessantissima. [Il] gremitissimo Teatro Valli di Reggio Emilia, ha calorosamente salutato la prima rappresentazione de Il processo come l’avvento di una personalità musicale interessantissima quanto a vigore “teatrale” ed eccezionalmente forbita nella gestione dei mezzi (fantasia timbrica rara, elaborazione discorsiva sottesa da vitalistica lucidità, coltissima cesellazione degli orditi strumentali e dei tratti drammaturgici)…

[…] originalissimo tendersi dell’emozione: la scena nell’abitazione del pittore Titorelli (cifrata dal “terribile” cantilenare delle bambine); quella sacralmente arcaicizzata ed esotizzata nel duomo; il supremo assottigliarsi della narrazione musicale, fili di una luccicante ragnatela sonora, ondeggianti nel gran vuoto che accoglie il disarmato offrirsi di Josef K. all’esecuzione.

Claudio Tempo - Il Secolo XIX

 

 

KAFKA SI FA LIRICO PER COLLA

Colla è un musicista wagneriano del terzo millennio. Una straordinaria – vista l’età – consapevolezza degli stili musicali passati-presenti, un senso della continuità tematica della scrittura, incontrano una sensibilità spiccatissima verso la dimensione del suono come valore simbolico, quasi una religione con le sue discipline e significati. Nell’insistere su questo aspetto, che produce esiti strumentali molto raffinati, si avverte un’eco delle riflessioni di Alfred Tomatis, il grande medico del suono francese recentemente scomparso, studioso del riverbero interiore prodotto dalla musica, alle sue conseguenze sul nostro sistema percettivo. La musica come linguaggio primario. Questa scelta si ritaglia bene su Josef K. […]

Sandro Cappelletto - La Stampa

 

 

UN SUCCESSO MUSICALE «IL PROCESSO» DI KAFKA ADATTATO PER LA LIRICA

[Colla] ha dimostrato di possedere più della freschezza e dell’entusiasmo dovuti a chi debutti nell’agone del teatro musicale, la solidità del compositore di razza. La scrittura orchestrale è infatti alimentata da una varietà di soluzioni armoniche e timbriche di grande originalità, mentre l’organizzazione sintattica della partitura si fonda […] su una rete di relazioni tematiche intervallari che da una parte garantiscono la necessaria coesione di materiali, dall’altra si comunicano al pubblico con indubbia immediatezza.

Enrico Girardi - Corriere Della Sera

 

 

TRA VERDI E KAFKA COLLA FA RINASCERE IL MELODRAMMA

Opera di un vivace, versatile ingegno (Colla è anche pittore) e di un musicista che può pregiarsi (e vi par poco?) di un proprio stile, «Il processo» è un vero dramma per musica […] si avvale di un declamato vocale sensibilissimo alla parola intonata entro un ambito che va dal semplice sillabato ad effusioni di gusto melodico. Lo sostiene un’orchestra di mirabile scrittura, trasparente anche al culmine dei parossismi sonori ma per lo più tenuta a livelli medi e non di rado minimi, con soluzioni timbriche di grande finezza e, quel che più conta, pertinenza drammatica.

[…] un’opera che si permette il lusso di pagine come la scena della cattedrale, con il gregoriano reinventato dei suoi cori, o di molti degli interludi orchestrali, e che procede sino alla fine con efficacia teatrale e autorevolezza stilistica, non è cosa di tutti i giorni.

Giovanni Carli Ballola - Il Mattino

 

 

TRA SOGNO E REALTA’ IL PROCESSO DI COLLA

Colla punta su due aspetti complementari: da un lato accompagna l’azione con pulsazioni ritmiche ripetute a catena, ed effetti che ricordano vagamente lo Stravinskij neoclassico, condito con fanfare jazzistiche, ululati di sirene alla Varèse, sussulti di percussioni. E’, evidentemente, la catena implacabile degli eventi che si è messa in moto e sta stritolando il protagonista in un’indifferenza beffarda. Ma questo affanno è rotto più volte da una dimensione di lirismo sospeso. In quest’ambito, Colla ha pagine molto suggestive, come il duetto tra Josef K. e la signorina Bürstner, un ruscello di fruscianti gorgoglii, screziato da suoni di campanelli, oppure tutte le pagine in cui i legni (oboe, ad esempio, e corno inglese) cantano, come si faceva una volta, con intensa malinconia, specie nei lunghi e suggestivi intermezzi sinfonici. E’ in queste dimensioni sognanti che si incontrano le pagine più belle: l’incontro con i bambini davanti alla casa del pittore, l’intermezzo funebre prima della scena del duomo, il finale filiforme, in cui la vita di Josef K. si spegne come una candela, sempre più fioca, sempre più piano.

Paolo Gallarati - La Stampa

 

 

IL PROCESSO

Non è evento frequente imbattersi in un lavoro come Il Processo di Alberto Colla. Innanzitutto abbiamo una vera e propria opera lirica, nella quale i vari "media" espressivi utilizzati concorrono alla realizzazione di un tutto organico, di un racconto musicale unitario e coerente, che pure tratta un soggetto poco afferrabile nella sua multiformità (talvolta de-formità) semantica.

La seconda, importantissima, caratteristica dell'opera in questione è l'appassionata ricerca dell'autore nel campo del linguaggio musicale. Partendo da un sistema basato su modi esafonici e sulle relative permutazioni, Alberto Colla riesce ad elaborare un linguaggio assai flessibile e adattabile alle diverse situazioni drammatiche del lavoro, che fa tesoro di tutta la tradizione musicale occidentale, dal canto gregoriano all'atonalità. Tale polistilismo, derivante da un'elaborazione del materiale di base, evita un approccio rigorosamente razionalistico al materiale compositivo e consente all'autore una grande libertà di scelta nel momento in cui egli attinge al modello, per così dire, di calcolo per dar vita alla composizione vera e propria.

In questo senso, risulta perfettamente riuscito l'intento, dichiarato espressamente da Colla, di dare al proprio linguaggio un'apertura semantica (e quindi una mutevolezza formale) che renda giustizia dello squarcio allucinato sull'Abisso che Kafka a tratti sembra svelarci nella sua opera. Come dice molto efficacemente l'autore, "la certezza semantica farebbe precipitare la libertà interpretativa e, di conseguenza, la forte comunicatività del capolavoro di Kafka". Per questo, tutto il lavoro è costruito sull'"allusione musicale", che vuole richiamare nella mente dell'ascoltatore situazioni e modi espressivi del passato, legati, culturalmente diremmo, a peculiari suggestioni emotive e psicologiche, quasi si trattasse di realizzare una sorta di colonna sonora delle vicende narrate. 

Questa ipotesi sembra confermata dallo stesso Alberto Colla quando descrive la "funzionalità" del metodo rispetto alla situazione che si vuole suggerire; parlando di accordi polari non tonali dice che sono "ottimi per effetti mistici, aerei, sospesi", analizzando gli accordi asimmetrici che si possono ottenere, li definisce adatti "per i momenti di massima tensione". Creando un proprio unitario metodo di organizzazione del materiale e allo stesso tempo affrancandosi da ogni possibile schiavitù nei confronti di quest'ultimo, l'autore compie il difficile tentativo di conciliare la necessità di un rigore compositivo con una possibile fruizione da parte di un pubblico di non musicisti. Egli cerca cioè di colmare l'ormai storico iato tra musicista e pubblico evitando la facile scappatoia del minimalismo o, peggio, del "neo-romanticismo", che cercano di superare il senso di colpa (Emilio Sala parla acutamente di complesso di Edipo) nei confronti della musica d'avanguardia di impostazione darmstadtiana, che sacrificava alla struttura e al rigore razionalistico la comunicatività nei confronti dell'ascoltatore.

All'ascolto, l'opera di Colla risulta molto ben scritta e scorrevole, grazie anche ad una grande abilità timbrica e strumentale [...]. Detto per inciso, l'orchestrazione dell'ultima scena ("fuoriscena secondo") è di grandissima suggestione, grazie soprattutto al suono degli archi nel registro sovracuto in magica combinazione con quello del vibrafono.

Di pregio tutto l'organico dei cantanti, pronti a cogliere e a rendere in scena la screziata materia sonora della scrittura vocale del Nostro, finalizzata ad una grande espressività, che lascia intravedere un cuore dietro la tecnica.

Daniele Di Maggio - “Top Hat” Spettacolo On Line 

 

 

L’INELUTTABILE PROCESSO DEL SIGNOR K.

[…] un afflusso indimenticabile, per un lavoro di musica contemporanea: tutti i posti esauriti. […] Colla è riuscito a rendere perfettamente kafkiano il proprio lavoro, evocando lo spirito più inquietante dello scrittore ceco.[…]

Maria Sella - Amici Della Musica